Castello_Morpurgo_Buttrio

Castello Morpurgo

La costruzione originale – un castello con scopi difensivi e di vedetta – sorse verso la fine del X secolo. I conti di Gorizia lo affidarono ai Signori di Buttrio. Nel 1306 fu espugnato e demolito dalle truppe patriarcali e, nuovamente, nel 1411 dalle truppe ungheresi. Nel 1415 i Signori di Buttrio ne vennero definitivamente spodestati.

La struttura attuale si deve ai de Portis, che lo acquisirono nel Seicento e lo trasformarono in villa, mantenendo le due antiche torri. Passò in seguito in proprietà alle famiglie Varmo, Morpurgo, Vidoni e infine, nel 1994, Felluga. Per il suo valore storico ed ambientale, è tutelato, insieme ai vigneti che lo circondano, dalla Soprintendenza del Friuli Venezia Giulia.

Il complesso (detto anche Villa Morpurgo) ha una facciata neoclassica preceduta da un giardino all’italiana. Nel lato est sono state incorporate una torre quadrangolare e una cilindrica; vicino sorge la duecentesca cappella dei Santi Gervasio e Protasio.

La villa è oggi è sede di un’azienda vitivinicola e di un agriturismo ricavato in un vecchio rustico.

 

Informazioni


Indirizzo: Via Morpurgo 7, Buttrio

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Castello_Gorizia

Il castello di Gorizia

Il castello di Gorizia risale all’XI secolo anche se dell’antico mastio, abbattuto dai veneziani, restano oggi solo le fondamenta visibili all’interno della corte dei Lanzi. Situato sull’altura che sovrasta la città, entro le mura dell’antico borgo, il castello offre – percorrendo il cammino di Ronda – uno sguardo che abbraccia Gorizia e i territori della vicina Slovenia. Vi si accede attraverso la Porta Leopoldina, costruita nel 1660 in occasione della visita dell’imperatore Leopoldo d’Asburgo.

Nell’anno 1001 l’imperatore Ottone III donò metà del castello e del territorio di Salcano con la villa di Gorizia al patriarca Giovanni II e l’altra metà al conte Verihen del Friuli. Il primo conte di Gorizia, Marquardo III di Eppenstein, fece costruire un maniero e vi trasferì la sua residenza da Salcano, facendone un importante roccaforte in cui avevano luogo le attività amministrative e giuridiche della Contea di Gorizia.

L’aspetto attuale del maniero si deve ai successivi interventi tra i secoli XIII e XVI che aggiunsero nuovi corpi di fabbrica e fortificazioni. La parte più antica è costituita dal duecentesco palazzo dei Conti – ornato da bifore romaniche – cui si aggiunse, nel XV secolo, il palazzo degli Stati Provinciali e, tra il XVI e il XVII secolo, il cosiddetto Palazzetto Veneto.

Il castello passò alla fine del Quattrocento dalle mani dei conti di Gorizia – estintisi con Leonardo – agli Asburgo e nel 1508 ai veneziani che, capitanati da Bartolomeo d’Alviano, innalzarono nuove cinte murarie composte da bastioni e da torrioni e diedero una nuova configurazione agli interni.

Nel 1509 il castello ritornò tra i possedimenti della corona d’Austria e vi rimase per altri trecento anni, fino alla parentesi dell’occupazione francese del 1813-1814, in cui venne adibito a caserma. Nel XVIII secolo furono aggiunti nuovi bastioni e torri polveriere e il muralglione che si affaccia su Castagnevizza. Alcune opere difensive furono realizzate sotto la supervisione del matematico e astronomo Edmond Halley, scopritore dell’omonima cometa.

Il castello fu bombardato durante la prima guerra mondiale e ridotto in macerie. Il complesso restauro filologico, avviato negli Anni Trenta – a cura della famiglia Cossàr, sotto la direzione dell’architetto Ferdinando Forlati per conto della Soprintendenza delle Belle Arti di Trieste – ha restituito all’edificio la pianta pentagonale e l’aspetto complessivo che lo caratterizzavano nel XVI secolo.

Al piano terra trovano posto la sala da pranzo e la cucina arredati con tavoli e credenze d’epoca completi di stoviglie tardomedievali; il Museo del Medioevo Goriziano all’interno della suggestiva sala dei Cavalieri ospita una collezione di armi bianche in uso nella Contea di Gorizia dall’XI al XVI secolo e riproduzioni di macchine da guerra come catapulte e “scorpioni” usate per gli assedi.

Al piano nobile si trovano la Sala del Conte (oggi adibita a convegni) e il Salone degli Stati Provinciali sul quale si affaccia un grazioso ballatoio in legno; questa sala, abbellita dall’originale soffitto a cassettoni, ospita ogni anno importanti mostre.

Al secondo piano del Palazzetto dei Conti, oltre alla cappella palatina dedicata a San Bartolomeo, nella quale sono conservate opere di scuola veneta, si trova il cosiddetto Granaio, una sala didattica corredata da una stazione multimediale, ove sono esposti i plastici che illustrano l’estensione e lo sviluppo della Contea di Gorizia; l’aspetto del castello intorno al 1300; la ricostruzione dell’assedio alla città da parte delle truppe del Patriarca Bertrando nel 1340.

Nei pressi del borgo si trovano altri importanti musei quali il Museo della Grande Guerra, il Museo della Moda e delle Arti Applicate, la Pinacoteca e la Collezione Archeologica.

 

Informazioni


Indirizzo: Borgo Castello 36, Gorizia

Visite: all’interno Museo del Medioevo Goriziano

Orari: damartedì a domenica 10.00-19.00; lunedì 9.30-11.30; chiusura cassa 18.30; i giorni 24 e 31 dicembre orario ridotto 9.30 – 16.00; chiuso i giorni 25, 26 dicembre e 1° gennaio.

Ingresso: intero € 3.00; ridotto ragazzi da 6 a 24 anni (escluse scolaresche), anziani di età superiore ai 65 anni, gruppi di almeno 10 persone € 1,50; scolareschedi ogni ordine e grado 1,00 euro; gratuito minori accompagnati di età inferiore ai 6 anni, insegnanti accompagnatori (fino a 2 per classe), accompagnatori turistici e guide muniti di regolare attestato, portatori di handicap ed eventuale accompagnatore, laboratori o iniziative promozionali nell’ambito della programazione annuale.

Informazioni: urp@comune.gorizia.it

Uffici: Borgo Castello 36

Tel./Fax: 0481 535146

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Canovella_de_Zoppoli

Canovella de’ Zoppoli

Canovella de’ Zoppoli è un’ampia spiaggia adiacente al porticciolo di Aurisina. Il suo nome fa riferimento ad antiche imbarcazioni, gli zoppoli appunto, che venivano usate dai pescatori sloveni. Da Aurisina si può scendere al mare attraverso un ripido sentiero, detto dei Pescatori, che offre una vista stupenda sul golfo. Più comodamente si raggiunge dalla Strada Costiera, seguendo l’indicazione Marina di Aurisina e scendendo una lunga scalinata.

La spiaggia, di ciottoli, è bellissima: alle sue spalle macchia mediterranea e vigneti, e davanti il mare azzurro, straordinariamente trasparente. La spiaggia è libera e offre anche un chiosco-bar che in estate propone piatti di pesce fresco.

 

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Castello_Ruttars_Dolegna_Collio

Castello di Ruttars

Le vicende storiche della fortificazione sita nel borgo di Ruttars sono ancora poco note anche perché fu spesso confuso con il vicino castello di Trussio.

Un documento datato 1289 ci informa che il Patriarca di Aquileia Raimondo della Torre, per sostenere i costi della guerra contro i veneti, vendette la villa di Ruttars a Giovanni di Zuccola.

Dell’antico fortilizio in cima al colle resta ancora la torre portaia di forma quadrata, detta Torre di Marquardo di Montelongo – in onore del Patriarca di Aquileia che diede codificazione al diritto locale vigente con le Constitutiones della Patria del Friuli nel 1366 – e il muro di cinta che racchiude il borgo con le case e la chiesa di San Vito e Modesto, il cui campanile era una dismessa torre di vedetta.

 
 
 
 
 
 
 

Informazioni


Indirizzo: Ruttars (Dolegna del Collio)

 

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Palazzo della Borsa Vecchia

L’edificio fu costruito tra il 1802 e il 1806 su progetto dell’arch. Antonio Mollari. Fu edificato per ospitare la Borsa, che nel 1844 fu trasferita al palazzo del Tergesteo; ora è sede della Camera di Commercio.

Il palazzo è uno degli esempi più importanti del neoclassico a Trieste: richiama un tempio greco in stile dorico, con quattro colonne alte 8 metri, un ampio portico coronato dal classico timpano con uno splendido orologio.

La facciata è decorata da imponenti statue allegoriche, opera di tre artisti appartenenti all’Accademia di Belle Arti di Venezia: Domenico Banti, Bartolomeo Ferrari e Antonio Bosa, allievo del Canova molto attivo a Trieste.

Al pianterreno sono collocate Europa e Africa (di Ferrari), Asia (di Banti) e America (di Bosa); al piano nobile Vulcano (Banti) e Mercurio (Ferrari); sulla balaustra, Danubio, il Genio di Trieste, Minerva, Nettuno (Bosa). Del Bosa sono pure le due figure alate sul timpano, Fama e Fortuna, del 1820, e i pregevoli altorilievi rappresentanti le allegorie del Commercio, della Navigazione, dell’Industria e dell’Abbondanza.

Sul pavimento del pianterreno, nella bella loggia con colonne doriche binate, si trova una splendida meridiana, creata nel 1820 dal friulano Antonio Sebastianutti, lunga 12 metri. Ora purtroppo l’assestamento dell’edificio ne ha alterato la precisione, ma all’epoca attraverso un foro il sole illuminava per dieci minuti il Mezzogiorno locale, ora di chiusura delle contrattazioni di Borsa.

Al primo piano del palazzo si aprono delle sale arredate in stile neoclassico, la più notevole delle quali è la Sala Maggiore, il cui soffitto a cupola è decorato da un magnifico affresco di Giuseppe Bernardino Bison che rappresenta la proclamazione del Porto Franco di Trieste da parte dell’imperatore Carlo VI, nel 1719.
 

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Laghi_Fusine

Laghi di Fusine

I Laghi di Fusine, di origine glaciale, sono racchiusi all’interno di un’affascinante conca dominata dalla mole del monte Mangart e circondati da un fitto bosco di abete rosso. Situati al confine fra le Alpi Carniche e le Alpi Giulie, presso Tarvisio, sono formati da due laghi, il Lago Superiore e quello Inferiore, alimentato dal primo per via sotterranea; vicino al Lago Inferiore si trovano anche altri due minuscoli specchi d’acqua, i cosiddetti Laghi Piccoli.

La valle in cui sono inseriti, che corre parallela al confine italo-sloveno, nel 1971 è diventata area protetta, con il nome di Parco naturale dei Laghi di Fusine.

I due laghi sono forse tra i più belli specchi d’acqua della regione e la conca è uno dei luoghi di maggior valore naturalistico dell’intero arco alpino. Le foreste rigogliose e le imponenti montagne contribuiscono allo straordinario incanto del luogo. Nei boschi vivono cervi, camosci, caprioli e i rarissimi gallo cedrone, gallo forcello, francolino di monte e pernice bianca.

In inverno, la zona dei laghi di Fusine è uno dei posti più freddi di tutta la regione, e spesso vi si registrano le temperature minime d’Italia, a causa del sottosuolo carsico e della scarsa illuminazione invernale, tanto che i laghi sono normalmente ghiacciati da inizio dicembre fino a marzo.

 

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Collezione archeologica

La raccolta archeologica annovera reperti raccolti durante le campagne di scavo condotte nel Goriziano e nella valle dell’Isonzo fra la seconda metà dell’Ottocento e gli anni Settanta del Novecento che documentano gli insediamenti umani sul territorio dall’età preistorica fino all’epoca medievale e rinascimentale.

Trovano spazio nell’esposizione i più antichi manufatti litici, provenienti da San Lorenzo Isontino, Capriva e Mossa appartenenti al tardo Paleolitico e Neolitico, nonchè reperti dell’età del Ferro con testimonianze di abitati e necropoli.

All’età protostorica risalgono, infatti, i castellieri, strutture difensive erette sulle alture del Carso, come quelli di Brestovec, San Polo e Castellazzo di Doberdò. Sono esposti anche una serie di reperti delle necropoli a cremazione di numerose località tra le quali Most na Soči (Slovenia), una delle più antiche necropoli dell’area padano-alpina orientale con oltre seimila tombe; Medea e Monte Calvario (Lucinico).

Si possono ammirare, inoltre, vari manufatti di età romana, attrezzi e utensili in ferro legati alla vita rurale; in vetro, provenienti soprattutto da Aquileia; ceramiche, anfore e lucerne, oltre ai manufatti rinvenuti nella villa rustica di Lucinico.

All’alto medioevo risalgono alcune armi in ferro e la bella crocetta longobarda della fine del VI secolo, in lamina d’oro, decorata con motivi a nastri intrecciati e dettagli zoomorfi. Di età medievale e rinascimentale sono i ritrovamenti provenienti dalla Rocca di Monfalcone, tra cui spiccano le ceramiche in maiolica dipinta.

 

Informazioni


Indirizzo: Casa Tasso, Borgo Castello 13, Gorizia

Servizi: visite guidate, bookshop, laboratori didattici, fototeca, archivio documentale; accessibile ai disabili

Informazioni: www.provincia.gorizia.it

Orari di apertura: 9.00-19.00; chiuso il lunedì

Ingresso: intero € 3,50; ridotto € 2,50; visite guidate € 1,00; scolaresche € 1,00; gratuito per minori di 6 anni, over 65 e con FVG Card

Tel.: 0481 530382 – 533926

Fax: 0481 534878

E-mail: musei@provincia.gorizia.it

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